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| [ Corsi GRATUITI di SHAOLIN KUNG FU e TAI CHI CHUAN ] di Leonardo Ferri |
L'Associazione Culturale PER GIOVE presenta:
a GIOVE Corsi estivi GRATUITI per uomini e donne di tutte le età, OGNI DOMENICA mattina presso la ZONA VERDE, nel mese di AGOSTO 2010
Tecniche di respirazione... Esercizi per la coordinazione... Benessere fisico e mentale... Agilità, armonia, stabilità...
10,30 - 11,30 TAI CHI CHUAN 11,30 - 12,30 SHAOLIN KUNG FU |
| 22 Luglio 2010 - 14:10 |
| [ Boom di autostop via internet. Dilagano le community di passeggeri e conducenti ] di Leonardo Ferri |
Roma, 5 lug. (Adnkronos) - Dilaga in clima estivo il boom dell'autostop via internet, cliccatissimi i siti che mettono in contatto "autisti" e "passeggeri". Un nuovo servizio per chi vuole risparmiare in tempi di crisi economica, per gli amanti dell'avventura e per chi desidera fare nuove amicizie e viaggiare in compagnia. Sembrerebbe un modo facile per trovare compagni di viaggio, fare nuove amicizie e risparmiare. Resta un interrogativo: l'autostop virtuale riproduce gli stessi profili di sicurezza del fenomeno reale o è più sicuro di quello su strada? Secondo quanto Alberto Abruzzese, sociologo della comunicazione, riferisce all'ADNKRONOS, "l'autostop è un esempio di solidarietà ma anche di rischi, come dimostra il cinema che ha lavorato su figure come quella dello sconosciuto. Quindi il fenomeno si può ripresentare sulla rete con le stesse caratteristiche. Rispetto alla strada però la rete offre anche un sistema di filtro in più, in quanto in rete si può attuare un controllo che altrimenti sarebbe impossibile nell'autostop su strada, caratterizzato, invece dall'impatto momentaneo, dall'imprevisto e dall'improvviso". Non solo un servizio, quindi, secondo Abruzzese, l'autostop online potrebbe rappresentare "una nuova forma di socializzazione, di solidarietà e di ottimizzazione dei costi, che dimostra come la rete stia assorbendo progressivamente funzioni e relazioni della vita reale".Tra alcuni siti che ospitano le community dei viaggiatori/internauti, i portali Autostop.it e RoadSharing.com, che rappresentano un punto di riferimento per tutti quelli che, per vacanza o necessità, hanno bisogno di un passaggio in auto, e desiderano fare un viaggio low cost, risparmiando o addirittura viaggiando gratis se l'offerente è particolarmente generoso. Il funzionamento di questi siti è semplice: basta iscriversi sul sito (a volte con il sistema di navigazione satellitare Google Maps integrato) e specificare se si sta offrendo o cercando un passaggio. Nel primo caso, si indica il tragitto occasionale o giornaliero che si percorre, lasciando a disposizione i propri dati e preferenze; nel secondo caso, invece, si inserisce il proprio annuncio come autostoppista che cerca chi lo conduca per un lungo viaggio.Il sistema online di road sharing non è pensato solo per i viaggiatori ma può essere utile per i pendolari, per andare ogni giorno a lavoro. Alla base della community, anche il rispetto dell'ambiente, producendo meno inquinamento, come rimedio alla solitudine di chi viaggia da solo in auto. Un servizio per coloro che per motivi di lavoro, di studio o altro, si spostano in continuazione soli in auto, spesso anche più di una volta nella settimana. Sarà poi il database del sito ad occuparsi di incrociare domanda ed offerta, mettendo in contatto le due parti che si accorderanno, poi, in maniera autonoma.
Fonte: Adnkronos
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| 5 Luglio 2010 - 14:50 |
| [ Vittoria per le balene ] di Leonardo Ferri |
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| 5 Luglio 2010 - 10:44 |
| [ Conservanti e fertilizzanti all'origine di parkinson, alzheimer e diabete ] di Leonardo Ferri |
Sotto accusa i conservanti alimentari e i fertilizzanti agricoli. I nitriti e i nitrati sono presenti come additivi di molti alimenti comuni, sopratutto di origine animale, e nell'acqua che beviamo.
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La rivista on-line Le Scienze del gruppo Espresso-Repubblica pubblica i risultati di uno studio epidemiologico condotto da ricercatori del Rhode Island Hospital e della Brown University. La ricerca mostra come il significativo aumento dei livelli di nitriti e nitrati nell'ambiente e negli alimenti sia correlato all'aumento della mortalità a causa delle malattie di Parkinson, di Alzheimer e del diabete.
Per giungere a questa conclusione la ricercatrice Suzanne de la Monte e i suoi collaboratori hanno confrontato l'andamento dei tassi di mortalità dovuti a svariate patologie, con quello dei livelli di esposizione dell'uomo a nitrati, nitriti e nitrosammine dovuta a cibi conservati e preparati e ai fertilizzanti. Attraverso una complessa e approfondita analisi statistica dei dati, i ricercatori hanno potuto constatare che per la maggior parte delle malattie considerate non si evidenziava alcuna correlazione, che invece si poteva rilevare nel caso di Parkinson, Alzheimer e diabete.
La considerazione inappuntabile degli studiosi è che "siamo diventati una "generazione delle nitrosammine". In pratica ci siamo diretti verso una dieta ricca di ammine e nitrati, che porta a un aumento della produzione di nitrosammine. Siamo sottoposti a una crescente esposizione per l'abbondante uso di fertilizzanti agricoli a base di nitrati. Non solo li consumiamo nei cibi preparati ma essi arrivano nelle nostre fonti alimentari anche attraverso il dilavamento del suolo e la contaminazione delle acque."
Riferendosi a Parkinson, Alzheimer e diabete, ha aggiunto la De la Monte, "Tutte queste malattie sono associate a un accresciuta resistenza all'insulina e a danni al DNA. I loro tassi di prevalenza sono in drastica salita da decenni e non mostrano segno di raggiungere un plateau. Considerato il lasso di tempo relativamente breve associato a questo cambiamento nell'incidenza e nella prevalenza di queste patologie, riteniamo che sia correlato a una esposizione e non a eziologie genetiche". Tutti i dettagli sono contenuti in un articolo pubblicato sul "Journal of Alzheimer's Disease.
I nitriti vengono spesso aggiunti come conservanti degli alimenti, specie in quelli di origine animale come i salumi, per prevenire la produzione di tossine. Oltre che come conservanti possono essere usati come coloranti ed esaltatori del gusto. Per reazione chimica fra nitriti e diverse proteine possono poi formarsi le nitrosammine, soprattutto in condizioni di forte acidità quali quelle che si trovano nello stomaco. Le nitrosammine sono notoriamente molto reattive a livello cellulare e possono alterare l'espressione dei geni e danneggiare il DNA, con esiti fondamentalmente simili a quello dovuti all'invecchiamento.
Secondo i ricercatori è possibile che l'esposizione cronica a bassi livelli di nitriti e nitrati attraverso i cibi preparati, l'acqua e i fertilizzanti sia responsabile dell'attuale andamento epidemico di tali malattie e dei crescenti tassi di mortalità ad esse associati.
Ma i danni di queste sostanze vanno ben oltre. L'ente Americano Food and Drug Admistration ha definito le nitrosamine come "uno dei più potenti gruppi di sostanze cancerogene mai scoperto". E secondo l'Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, il consumo eccessivo di insaccati con conservanti è una della cause accertate di cancro allo stomaco.
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| 29 Giugno 2010 - 17:12 |
| [ Onu: «La dieta vegana salverà il mondo» ] di Leonardo Ferri |
Gli allevamenti causano deforestazione e emissione di gas
Le Nazioni Unite per la prima volta indicano la transizione verso una dieta priva di prodotti animali come la via da seguire per risolvere i problemi ambientali e alimentari che affliggono il pianeta. L’inedita presa di posizione, che ricalca ciò che molte associazioni animaliste e ambientaliste dicono da tempo, quando sottolineano le buone ragoni non solo etiche, ma anche ecologiche, per passare a una dieta vegan, si leggono nell’ultimo rapporto diffuso dall’Unap, il Programma Onu per l’ambiente, pubblicato lo scorso due giugno. Nelle conclusioni dello studio dal titolo: ”Assessing the environmental Impacts of Consumption and Production”, gli scienziati mettono in guardia sui rischi della prospettiva in cui all’incremento in corso della popolazione mondiale corrisponda un aumento dei consumi di carne, pesce, latte e uova, che avrebbe conseguenze ambientali devastanti prevenibili solo con un drastico cambiamento delle abitudini alimentari mondiali e la rinuncia all’utilizzo, da parte di tutti, dei prodotti animali. Secondo le proiezioni pubblicate quest’anno dalla Fao, infatti, l’attuale modello culturale e la diffusione del consolidato stile di vita occidentale porterà la produzione di carne a più che raddoppiare entro il 2050 (arrivando dagli attuali 228 milioni di tonnellate a 463 milioni). Senza un’inversione di tendenza, si tratterà di un vero e proprio disastro ambientale i cui effetti sono calcolabili già adesso, visto che l’insostenibilità dell’attuale modello emerge da tutti i dati messi in evidenza nei rapporti dell’ organizzazione intergovernativa, senza che però da questa consapevolezza siano scaturite mai concrete iniziative politiche. Il rapporto Onu indica la zootecnia tra le prime voci delle priorità da affrontare nel prossimo futuro, riconoscendo l’allevamento degli animali come una delle cause primarie all’origine dell’inquinamento e del riscaldamento globale, che provoca all’ambiente più danni rispetto alla produzione di materiali per l’edilizia, come sabbia e cemento e materiali come plastica e metallo, e sottolinea che le coltivazioni per i mangimi animali sono dannose come il consumo di combustibili fossili. Ma la zootecnia è, soprattutto, uno degli ambiti in cui è maggiore lo spreco delle risorse. In termini strettamente energetici, infatti, come spiega dettagliatamente il Neic (Nutricion ecology International Center), l’allevamento degli animali ”da reddito” è uno degli investimenti meno proficui e gli animali sono come ”fabbriche di proteine alla rovescia” poiché il funzionamento del loro metabolismo fa sì che il capitale investito nella produzione di carne sia poi restituito in modo drasticamente più basso. Basti pensare che servono 25 kcal di cereali per ottenere un solo kcal di carne bovina, 11 volte più rispetto all’energia necessaria per la produzione di grano, che ammonta a 2,2 kcal circa. E il rapporto è di 57:1 per la carne di agnello, 40:1 per quella di manzo, 39:1 per le uova, 14:1 per il latte e la carne di maiale, 10:1 per il tacchino, 4:1 per il pollo. E mentre il settore zootecnico consuma le calorie che potrebbero sfamare le popolazioni del sud del mondo, fa anche peggio con l’acqua che porta via, visto che, oltre all’8% di acqua potabile mondiale che serve ad abbeverare direttamente gli animali reclusi negli allevamenti, è enorme la quantità necessaria per coltivare i foraggi che li nutrono. A conti fatti, per ottenere un chilo di manzo da allevamento intensivo si sprecano duecentomila litri d’acqua a fronte dei duemila che bastano, ad esempio, per la stessa quantità di soia dal valore nutritivo comparabile. Se poi si pensa che allevare gli animali produce più emissioni di gas serra rispetto al settore dei trasporti e ben il 64% dell’ammoniaca totale, che concorre all’acidificazione degli ecosistemi e alle piogge acide, è chiaro come la zootecnia contribuisca anche a complicare gli sforzi per la conservazione della biodiversità. Secondo l’ultimo rapporto Fao il 10% delle specie protette rischiano l’estinzione per cause riconducibili direttamente gli allevamenti intensivi, perché il 26% delle terre libere dai ghiacchi è destinato all’allevamento e soggetto a deforestazione e erosione, mentre le deiezioni animali, prodotte in quantità che i terreni non sono in grado di smaltire, contaminano gravemente gli ecosistemi acquatici. Negli ultimi paragrafi del rapporto Onu, nel capitolo sui consumi, gli scienziati indicano chiaramente la via da seguire, sottolineando quanto sia diretto il rapporto tra dieta e salvaguardia del pianeta e come scegliere i prodotti animali comporti un ben maggiore impatto rispetto ai prodotti vegetali. Poche volte come in questo caso la responsabilità di salvare il mondo passa in concreto dalle scelte quotidiane. Leonora Pigliucci - 10/06/2010
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| 27 Giugno 2010 - 21:41 |
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